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Diventare freelance o no? La mia esperienza

Diventare freelance oppure no? Vi racconto la mia esperienza e i retroscena non proprio piacevoli perché non è sempre oro quello che luccica

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Nell’ora di pranzo, mentre ingoio qualcosa di corsa (vedi #imieipranzicosì), giro sui social network. Fa parte del mio lavoro, mi tengo aggiornata. E poi mi piace tenermi aggiornata sulle vite delle persone che conosco, è un modo, purtroppo passivo, di partecipare alle vite degli amici – ripromettendosi sempre di vedersi di più.
Oggi ho letto questo “è arrivato il momento di fare il grande salto” che parla della favolosa occasione di diventare freelance (e blogger!)
Sono freelance da diversi anni. A un certo punto ho aperto anche una società di consulenza.
E mi sento di dire che in questo momento diventare freelance (soprattutto mollando un lavoro “fisso”) non è proprio il massimo della vita.

Come ho scelto di diventare freelance

E’ passato un po’ di tempo e le motivazioni di quel momento si perdono tra i ricordi di un periodo della mia vita estremamente felice e appagante dal punto di vista professionale.
Ero produttore esecutivo di un canale SKY, avevo avuto la possibilità di fare colloqui e scegliere le persone con cui lavorare, un giovane team creativo che è stato la mia famiglia per quasi due anni
Qui avevo raccontato qualcosa.

[perché siamo diversi]

Venivo da altri anni, dove il digitale era appena nato e io ne ero stata affascinata dal primo istante con blog aperti nel lontano 1996, startup quando non si chiamavano startup, mobile, le prime connessioni veloci e quel mondo mi continuava ad attrarre così tanto che ho mollato la tv (che poi era una social tv) per dedicarmi al digitale. Così ho scelto di essere freelance. Anche perché ero stanca di alcune dinamiche aziendali, la crisi incombeva su tante aziende e io non volevo esserci in mezzo, volevo essere padrona del mio destino, delle mie giornate.

Detta così sembra bellissimo. E lo è stato, lo è. Essere freelance mi ha reso libera. Di scegliere i miei collaboratori, i miei clienti, di lavorare di notte e non di giorno, di andare in vacanza fuori stagione. Ma quanti sacrifici. E quanti errori. Non li posso contare. A partire dalla mia difficoltà nel gestire la parte amministrativa, fino a dover lavorare il giorno in cui ho partorito mia figlia di 2 chilogrammi.
Bisogna sapere a cosa si va incontro, bisogna essere realisti e autocritici, bisogna mettere in conto di non riuscire, di avere competitors agguerriti. Il settore della comunicazione digitale è cambiato, ora è un mare fatto di tantissimi pesci. Prima se la cantavano in pochi e quei pochi bene o male un posto se lo sono trovato.
Ora sto bene. Faccio un lavoro che a volte mi piace, a volte meno. Guadagno abbastanza per non impazzire se un cliente non paga nei tempi, o se arriva una tassa che non ricordavo di dover pagare. Non so quanto durerà, la mia visione non va molto in là nei prossimi anni, ma ho saputo reinventarmi altre volte e so di poterlo fare ancora.

Ma torniamo all’articoli di Riccardo Esposito, che cito

Perché siamo stati educati così dai nostri genitori: a non sperperare il lavoro. E siamo disposti a sopportare tutto pur di non perdere uno straccio di impiego che, in ordine sparso:
Non valorizza.

Non dà possibilità di crescita.
Non paga a sufficienza

Mi sono sentita di dover a mia volta commentare perché, visto da fuori, essere freelance nel settore della comunicazione digitale sembra una bellissima scelta, ma ci sono anche i lati negativi dell’essere libero professionista e non è giusto farla “troppo facile”.

Siamo stati educati a non sperperare il lavoro

Vero. Ed era anche un periodo in cui il lavoro c’era.
Oggi neanche c’è, forse non è poi così sbagliato dargli un valore.

Hai un lavoro che non ti da’ possibilità di crescita?

Ti sei chiesto perché? Magari non ti aggiorni abbastanza, quindi studia – come spiega Domitilla qui. O sii propositivo: ci si aspetta sempre, da dipendente, che sia l’azienda a doversi inventare ruoli nuovi per te, appunto per “farti crescere”. Forse è ora di fare un passo avanti e proporre tu qualcosa di nuovo.

Non paga a sufficienza

Intanto paga! Una cosa non da poco. Passa 24 mesi della tua vita a dover rincorrere il 50% dei tuoi clienti che decidono di pagare in ritardo sui consueti 90 giorni, o pagano solo quando a loro volta sono pagati, o non pagano proprio.

La vita da freelance

Certo, i problemi del freelance sono superabili. Con tanto entusiasmo, tanta voglia, il bello di realizzare te stesso in un contesto tutto tuo. Con la libertà di poter lavorare dove vuoi (dove vuoi, non quando vuoi, perché i freelance lavorano sempre. Se non lavorano non guadagnano)

Qualche dettaglio sulla vita da freelance

– Dovrai sempre sempre cercare lavoro. Sempre. Nella migliore delle ipotesi avrai contratti annuali con le aziende, nella peggiore non avrai contratti ma solo progetti brevi.
– Sarà difficile dire di no ad una proposta, perché sai che ci saranno periodi neri senza lavoro e non ci dormirai la notte.
– Non dormirai la notte anche in altri periodi, tipo giugno e luglio, nell’attesa della mail del commercialista che ti manderà la CIFRA di solito abnorme di tasse da pagare.
– Le vacanze ciao. Il “per oggi chiudo il pc e non mi vede più nessuno” ciao. Per non parlare di malattia pagata, maternità etc.
Ma l’ho detto tutto si può superare. In realtà l’unica vera domanda che ti devi fare se vuoi fare questo meraviglioso salto nel vuoto è

ho un’idea originale?
faccio il mio lavoro in una maniera originale e unica?*

Allora vai, ti aspetta subito tanta fatica ma anche tante soddisfazioni (più avanti), ma devi essere davvero sicuro di poter offrire un servizio diverso da altri e se posso darti un altro consiglio, per un po’ fai entrambe le cose: tieniti il tuo lavoro, con lo stipendio fisso, la malattia pagata, magari anche le poche aspettative e di notte, nei weekend, nel tuo tempo libero costruisciti una nuova professione e cerca i tuoi clienti. Lasciare il lavoro fisso per diventare freelance con già una commessa o due potrebbe darti un po’ di serenità in più, no?

Se hai bisogno di qualche consiglio sul tema “freelance” o vuoi raccontarmi la tua storia professionale, scrivimi 🙂

* no io zero originalità. Mi sono fatta un culo quadro quando valeva ancora la pena farselo. Ma tu vuoi diventare freelance ora, non ieri!

 

 

Altre cavolate che ho scritto 😉

>> Freelance in vacanza: le frasi da non dire

>> Lavorare da casa, vantaggi

>> Lavorare da casa, svantaggi

2 comments on “Diventare freelance o no? La mia esperienza

  1. Accidenti, leggo questo post in un periodo in cui mi trovo a riflettere proprio su quello che scrivi.

    A volte la necessità di lasciare un lavoro fisso sembra diventare l’unica strada possibile, e il timore di trovarsi nuovamente ad affrontare quelle stesse difficoltà che ti hanno fatto dire “non può più essere il posto per me” ti portano a pensare che forse ci può essere un’altra strada. Se il mio progetto funziona, si vedrà…

    Intanto, in bocca al lupo, ad entrambe!

    • Sabina Montevergine

      Ho drammatizzato un po’ 🙂 Ti faccio i miei migliori auguri!

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