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Poesia: La mia finestra

Ho una finestra rettangolare,
come tante. Misure? normali,
pressappoco, eppure,
cornice, riesce a contenere
il sordo, sproporzionato grido
di lontananze
di cime così vicine al cielo,
che solo stagliarne insufficiente
il nome ammutolisce.
Oltre un parcheggio in solitario
colore fuori stagione, quartiere
lento, strascicato da scialli neri,
che solo sorprende ancora
il semplice, ciclico profumo
dell’erba trascurata di pace,
nell’angolo soligno e gioioso del cortile,
che ad occhio esperto si propone
con voce repentina di sole, a squarci.
E di qua, qua dentro, ci sono io
con gli odori del mondo
speziati di sogni in carta regalo,
che il vento mi porta, quando
a questa parte forte soffia, dicendosi
scirocco tiepido al pensiero.
Se esco, accosto
i vetri sporchi della mia realtà,
ma infissi sverniciati e nodosi
non chiudono ermetici i confini,
la linea di congiunzione che separa
la coniugazione nominale delle cose.
E talvolta, mi nasconde
la mia finestra
alla precarietà della luna,
ma l’effimero respiro del mattino
sa portarmi umili le mie scuse, ed il legno
pregno promette d’inarcarsi ancora
all’albeggiare vivace di un sole bambino,
che incurva l’umidità del passato
a cociente futuro, fossilizzando
in presente sorriso i dubbi, gli errori,
il tempo fradicio dei temporali.

photo credit: Reaching for the sunlight via (license)

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