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Mi mancano le cene fatti di té e biscotti

Tanti tanti anni fa abitavo in un monolocale in Famagosta. Era in un angolo che incrociava delle vie abbastanza orribili. Aveva il suo perché. Intanto era minuscolo (25 metri quadri) ma ero libera e sola, poi sotto casa c’era una macelleria e manco se vivessi in un film, uno dei ragazzi di nascosto mi regalava le bistecche, una volta ogni tanto, poi era molto vicino al magazzino sede del gruppo di teatro che frequentavo in quel periodo.
Era un bel periodo a guardarlo da qua.
Mentre studiavo lavoravo in un call center terribilmente triste: ero al centralino e prendevo una chiamata ogni 32 secondi. Dovevo capire di cosa avevano bisogno e smistare ai vari reparti, il tutto in meno di 45 secondi perché altrimenti la media si alzava troppo ed era un casino.
Lavoravo con turni dalle 16 di notte alle 2 di notte, avevo sempre sonno in quel periodo. Il bello era tornare a casa e buttarsi sul letto matrimoniale che occupava tutta la stanza e non pensare a nulla. Non c’era internet, sul letto scrivevo poesie che pubblicavo su un gruppo online quando una volta alla settimana andavo a trovare i miei genitori. Era il 2001 se non sbaglio, era appena arrivato l’euro.
Mi licenziai in fretta e in fretta rimasi con pochissimi soldi. Se non arrivavano le bistecche dal ragazzo della macelleria compravo un sacco di biscotti del discount a 1€, 2 kg, e mangiavo quelli per cena, pranzo, colazione.
O andavo in università e c’era un baracchino vicino Festa del Perdono che vendeva un sacchetto di mele a 1€ e a lezione mangiavo quelle. Ma erano meglio i biscotti.

 

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