C’è che

C’è che d’estate
mi spalanco,
come finestra sottovento,
a correnti di dolori.
C’è che sempre rincorro le stagioni;
germoglio di pane, ora grano incolto.
C’è che sono miope,
un po’ non ci vedo,
ma col suo rumore la città
mi soffia sguardi sulla pelle.
C’è che m’impregno
e come spugna riposo
sul fondale salmastro del sole.
C’è che l’ombra s’asciuga in fretta,
come un cincìn di voci versate
sulla notte a sorseggiarsi la luna.
C’è che coi libri scaccio
le zanzare e quelle mie paure.
C’è che una lontananza
quasi mi fa soffrire
come solo ciò che non esiste può
C’è che poi dell’afa,
proprio, chissenefrega,
ché c’è del gelato ancora,
diciotto giorni contati sulle dita
e mezzo sogno in frigo.

4 comments on “C’è che

  1. La Wising

    C’è che d’estate anche i pensieri vagano in infradito e si presentano così, informali e scoperti, che quasi non li riconosci. Li guardi in controluce o tra le fate morgana del caldo, quasi non ti sembrano tuoi, se non fosse che tuo è proprio quell’eco nel cuore, nella mente, che ti riporta e ricorda. La corrente di dolori soffia sempre in luglio per me, da quella grande finestra sottovento che non si chiude neppure più. Poi però arriva il mare, l’orizzonte più in là, l’ombra lunga del tramonto a confondersi con la mia. C’è che d’estate, molto più che in altre stagioni.

  2. Frédéric

    C’è che vorrei una goccia d’estate ogni momento grigio durante le altre stagioni, per ricordarmi, nella tristezza di un cielo plumbeo, che l’azzurro e il verde esistano ancora…

    • Sabina Montevergine

      Ciao Frédéric, grazie d’essere passato! Dove ti ritrovo? Hai un blog?

    • Sabina Montevergine

      Io quando intravedo un pezzo di azzurro mi stupisco tantissimo!

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