Notti magiche (quelle che mi ricordo)

1990: non ricordo niente. Ma avevo la spillina.

1994: avevo 13 anni. Andavo all’oratorio estivo e miei amici andavano tutti a vedere le partite lì. Io non potevo uscire la sera (anche se poi, verso fine luglio mi avevano concesso un’uscita, mi era venuto a prendere a casa un ragazzo che si faceva chiamare Pako, che aveva un ché di esotico, insieme ad altri di cui non ricordo i nomi e questo la dice lunga su come mi aveva colpito l’esotismo di questo nome)
Quindi mondiali a casa. O al massimo giù nel cortile delle case popolari, ad ascoltare la tv di uno al primo piano con le finestre aperte del balcone.

1998: un pomeriggio di esaltazione a guardare uno spettacolo teatrale fatto in metropolitana. Qualcosa di vagamente surreale forse espressionista. Una ragazza bellissima bionda a cui già avrei voluto assomigliare. Io e Susan, la mia migliore amica, che usciamo dalla metro e troviamo Piazza del Duomo piena di matti che esultano per un qualcosa, un goal, una finale? Non so. Noi orgogliose del nostro essere così alternative!
2006: una cena a base di focacce liguri e vino bianco, innamorati tutti e quattro. E poi in giro per Milano piena di gente, a piedi, ubriachi, a litigare e scappare e ritrovarsi e bere ancora.
Ma com’è che i mondiali di mezzo non li ricordo?

 

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