Dell’essere insopportabile e del non sopportare nessuno

Ho trentadue anni.
Non sono mai stata tanto simpatica e neanche tanto spiritosa.
Poi non mi affeziono facilmente e tutti si affezionano a me per la solita sindrome che se scappi tutti sono lì a inseguirti.
Avevo un’amica, il terzo incomodo tra me e la mia migliore amica del liceo. Innamorata. Cose senza una comprensione vera. E poi noi.
Noi a cambiare lo zaino con la borsa perché eravamo troppo grandi per l’invicta, anche se tutta pasticciata con scritto peace, doors, anarchy, straccetti di poesie di rimbaud e quella canzone dei cranbarries che ci piaceva. Fare pezzi di strada insieme anche allugandola perché non abitavamo poi così vicino e non avevamo pezzi di strada in comune. Tantissimi altri ragazzi per strada a cui non far caso.
Poi arriva quello che a cui fai caso ed è sempre la mossa sbagliata.
Ma non c’entra.
Il fatto è che se non trovi qualcuno che non sopporta gli altri nello stesso modo in cui non li sopporti tu diventa difficile. I compromessi non mi piacciono. O tutto o niente.

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